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“IL RISO FA BUON SANGUE”: La clown terapia

Autore: Dott.ssa Raffaella Grassi

26 apr
2014

Divenni un esploratore dei continenti dell’esperienza e del divertimento facendo ricerca nel laboratorio dell’umanità.

Patch Adams

 

LA PSICO NEURO ENDOCRINO IMMUNOLOGIA  (PNEI)

Nella PNEI convergono, all’interno di un unico modello, conoscenze acquisite, a partire dagli anni Trenta del 20°sec., dall’endocrinologia, dall’immunologia e dalle neuroscienze.

Con la PNEI viene a profilarsi un modello di ricerca e di interpretazione della salute e della malattia che vede l’organismo umano come una unità strutturata e interconnessa, dove i sistemi psichici e biologici si condizionano reciprocamente.

Ciò fornisce la base per prospettare nuovi approcci integrati alla prevenzione e alla terapia delle più comuni malattie, soprattutto di tipo cronico e, al tempo stesso, configura la possibilità di andare oltre la storica contrapposizione filosofica tra mente e corpo nonché quella scientifica, novecentesca, tra medicina e psicologia, superandone i rispettivi riduzionismi, che assegnano il corpo alla prima e la psiche alla seconda.  F. Bottaccioli, (“Psiconeuroimmunologia“,  RED, Como 1995)

Attraverso tale approccio si è potuto vedere come ad esempio emozioni quali  l’amore la disperazione, la rabbia, la soddisfazione, la gioia, l’ostilità  incidono pesantemente sulla regolazione del sistema nervoso, che a sua volta regola  la secrezione di sostanze come il cortisone e le endorfine, le quali, a lungo andare influenzano il funzionamento del nostro sistema immunitario. In sostanza è come se ci fosse un ponte, una congiunzione profonda  tra emozioni e sistema immunitario: gli ormoni liberati in condizioni di stress, inibiscono (in modo temporaneo) le cellule immunitarie.

 

La gelotologia, (dal greco scienza della risata) è una disciplina nata negli Stati Uniti intorno agli   anni ’70, si è ispirata alla  PNEI, studia la relazione tra il ridere e la salute e si delineata come una modalità sia di  di terapia che di prevenzione.

Il fenomeno del ridere inizialmente non veniva studiato da un punto di vista scientifico. Infatti, per diverso tempo il riso e la comicità sono  stati considerati un argomento futile e privo di interesse.

Norman Cousins, famoso giornalista americano si era ammalato di spondiloartrite anchilosante, e in accordo  con il suo medico, decise di interrompere il trattamento con gli analgesici, e di assumere  alte dosi di vitamina C (avente anche  proprietà antistress) e di impegnarsi a ridere molto…

Tale ipotesi di cura ebbe dei buoni risultai portando sia un importante effetto analgesico, sia  un miglioramento generale del quadro clinico.

Queste sono le parole di Cousins:

“Le conclusioni che traggo da questa mia esperienza? Che la voglia di vivere non è un’astrazione teorica, ma una realtà fisiologica con effetti terapeutici. (…) Ho imparato anche a non sottovalutare mai la capacità di recupero della mente umana e dell’organismo anche quando le prospettive sembrano più infauste.” (Cousins 1979,  p. 33).

L’esperienza di Cousins ha chiaramente colpito molti ricercatori che hanno confermato il peso degli aspetti psicologici e l’importanza delle emozioni nella guarigione di un paziente.

La ricerca scientifica ha scoperto che un’atteggiamento mentale positivo influisce sulla secrezione di endorfine.

Rod AMartin, psicologo della Western Ontario University, in Canada, ha scoperto  e documentato che elevati livelli di stress sono responsabili della diminuizione, nella saliva, dell’ immunoglobina A, (una parte costitutiva delle difese immunitarie che ci proteggono dalle infezioni delle prime vie respiratorie) che è una sorta di rivelatore dello stato generale dell’intero sistema immunitario.

L’aspetto fondamentale della scoperta di A. Martin, è che il calo dell’ immunoglobina A è tanto più moderata quanto più è presente – nell’individuo- un’atteggiamento positivo, ottimistico, in altre parole: incline all’umorismo.

Altri studiosi  ampliando le ricerche di A. Martin hanno scoperto che ridere facilita sia la liberazione  di beta-endorfine (che hanno un potente effetto analgesico e potenziano il sistema immunitario), sia il rilascio di cortisone  – che protratto nel tempo – indebolisce il sistema immunitario stesso.

Si può ragionevolmente affermare che l’uomo è teso continuamente a connettere, in modo equilibrato, il mondo interno a quello esterno attraverso le emozioni, l’intelletto, la memoria, e l’elaborazione delle sue esperienze.

E’ come se nell’ individuo esistesse una rete di comunicazione incessante tra i bisogni le percezioni sensoriali, le emozioni, le  azioni, e la cognizione.

Da ciò ne consegue, che curando la mente, circolarmente, curiamo anche il corpo e curando il corpo curiamo nello stesso tempo la mente.

 

 

LA  CLOWN TERAPIA O TERAPIA DEL SORRISO

La  Gelotologia e la Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia sono  le discipline da cui prende origine la clown terapia. Classicamente si associa  la nascita della Clown terapia al Dottor Hunter “Patch “Adams. In realtà gli albori della Clown terapia si trovano nell’attività  di Angelo Poli, un sacerdote italiano, il quale intuì che far ridere i malati poteva portare loro del sollievo, quindi si travestiva e si truccava a mò di clown per creare ilarità nei pazienti.

Hunter “Patch “Adams, per via di una forte depressione fu ricoverato in una clinica psichiatrica. Adams decise di iscriversi alla Facoltà di Medicina affinché potesse curare  altre persone che soffrivano come lui. Durante questo periodo si guadagnò l’appellativo di “Patch” letteralmente: pezza, nome datogli da un  signore al quale Hunter aveva riparato un bicchiere di carta.

Adams, dopo la laurea, si dedicò a studiare un campione di pazienti ricoverati in ospedale, credendo fortemente che il ‘sorriso’ poteva portare significativi miglioramenti nella malattia,  quindi cominciò a visitare i suoi pazienti travestito da clown. L’ipotesi di  Adams è che osservando la nostra vita nell’ottica del “sorriso” si sviluppino in noi delle difese immunitarie più alte che abbassano significativamente il livello di stress.

Admas, inoltre, cercò di vedere il paziente come una persona, un individuo e non, come aveva fatto la medicina tradizionale, inquadrando unicamente  la  malattia del paziente stesso.

Tra il 1981 e il 1983 Adams, realizza il Gensundheit Institute, in questa struttura il rapporto tra pazienti e dottori si fonda sulla fiducia reciproca e buon umore, mentre gioia e creatività diventano prescrizioni essenziali delle sue cure. Naturalmente  la medicina  tradizionale  non vide di buon occhio tale approccio.

 

CONTESTI IN CUI VIENE USATA LA CLOWN  TERAPIA

Oltre all’ambito  pediatrico e sanitario, la clown terapia è usata all’interno delle carceri, con i disabili, nelle case di riposo, con i malati psichiatrici,  nelle scuole, nelle  missioni umanitarie.

L’obbiettivo della Clown terapia è quello di creare uno ‘spazio’ di leggerezza rivolgendosi alla parte sana del paziente, in modo che quest’ultimo possa vedere con maggiore serenità la propria sofferenza. Chiaramente la Clown terapia non si sostituisce alla  Psicoterapia, essi sono due ambiti completamente diversi che si distinguono sia per l’approccio teorico che per il tipo di intervento.

 

IL CLOWN DOTTORE

Il clown terapeuta  può essere sia un volontario sia un operatore socio-sanitario,  il quale, insieme ad  un altro clown terapeuta, utilizza le caratteristiche  del clown, come, ad esempio, improvvisazione teatrale, umorismo,  marionette, musica, mettendole al servizio degli utenti.

Quello che si scopre quando si decide di essere un clown che ‘gioca’ con una persona malata è che la maschera di questo personaggio ha una capacità incredibile di far comunicare, spingere a condividere e far vedere in maniera diversa le esperienze più terribili.

Grazie alla sua forza simbolica, il clown è l’unico personaggio al quale ci si può aggrappare in momenti nei quali tutte le proprie certezze, tutto ciò che viene considerato serio e normale viene sconvolto, spazzato via, reso insensato dall’assurda ingiustizia della vita.

I clown quando fanno ridere hanno la funzione di potenziali catalizzatori del recupero fisico, aiutando il paziente a non concentrarsi sulla malattia.

Tale tipo di intervento include nel suo insieme: improvvisazione, musica, personalità, ascolto, percezione del contesto, relazione con il personale medico, comprensione della struttura familiare. In pratica, per raggiungere il proprio scopo, il clown-dottore deve saper mantenere un flusso permanente fra le diverse abilità, tutte collegate tra loro. Esso, ogni volta che entra in contatto con un paziente, deve essere in grado di ‘leggere’ d’istinto la situazione, scegliere l’insieme di improvvisazioni che gli sembrano più adatte alle esigenze della persona malata e dei suoi familiari, tenendo anche conto del contesto in cui si trova ad intervenire.

Il clown terapeuta, agendo in un luogo di disagio quale, ad esempio, un ospedale, fa in modo di creare una sorta di  mondo magico, il mondo del circo con le sue meraviglie e la sua fantasia e, così come accade al circo, allo stesso modo l’intervento di un clown può trasportare in un’atmosfera di gioia, buon umore e risate chi soffre un disagio.

Formarsi per diventare un clown terapeuta sostanzialmente significa  trovare in ognuno di noi il proprio clown, cercando e mettendo in risalto un proprio e peculiare aspetto ludico, per poi portarlo alle persone che ne hanno bisogno. Il mettersi in gioco, da parte del c.t. vivendo e sperimentando in prima persona  il  proprio ridicolo,  all’inizio,  non è semplice, ma cercando di  sospendere ogni forma di  giudizio, sia su  se stessi sia verso l’altro,  il percorso diventa più naturale  e autentico.

 

DIFFUSIONE  DELLA  CLOWNTERAPIA NEL MONDO

La Clownterapia ha preso piede in molti paesi come Gran Bretagna, Germania, Israele, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Sudafrica.

In Italia, i primi clown-medici risalgono agli anni ‘90. Per molto tempo il loro operato è stato rivolto esclusivamente ai bambini. Solo in questi ultimi anni (dato il riscontro scientifico dei suoi effetti benefici) la clownterapia si sta diffondendo verso tutti i pazienti, indipendentemente dalla loro età.

E’ importante precisare che tale approccio non va in alcun modo a sostituirsi  a terapie  di tipo farmacologico o psicologico,  ma è senza dubbio un  forte supporto alla  medicina tradizionale  e uno prezioso  strumento per il personale sociosanitario nella cura e assistenza dei degenti, ed  in particolar modo dei bambini.

 

A cura della Dott. ssa Raffaella Grassi

 

 

Riferimenti Bibliografici:

  • Adams Patch “Salute ” , Urra Edizioni Milano
  • Adams Patch “Visite a domicilio *, Urra Edizioni Milano Cousins N. (1979), “La volontà di guarire. Anatomia di una malattia
  • Derks P. et al. (1997),”Laughter and electroencephalographic activity”
  • Dottor Clown Italia “Immagini e Parole di clownterapia”, Ed. Piccin 2009 ISBN 978-88-299-1983-3
  • F. Bottaccioli, “Psiconeuroimmunologia”, Ed, RED, Como 1995
  • M. Farnè, “Guarir dal ridere”, Boringhieri, Torino, 1996
  • M.L. Mirabella, “Clownterapia”, Ed. Neos, Rivoli, 2005 Martin A. R. (1988),”Sense of humour, hassles and immunoglobulin A: Evidence for a stress-moderating effect of humour”
  • S. Beltrami, E. Bertoldi “Bicarbonato e mentine. Giovannino Guareschi, l’amico dei giorni difficili” GAM Editore, Rudiano BS 2007 ISBN 9788889044339
  • S.Fioravanti, L. Spina, “Anime con il naso rosso”, Ed. Armando, Roma 2006

 

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