1 ott
2011

I neuroni specchio sono il frutto di una scoperta assolutamente casuale: negli anni novanta l’equipe di Giacomo Razzolati, presso il dipartimento di neuroscienze dell’Università di Parma, studiava i meccanismi neurofisiologici che regolano i  movimenti della mano per valutare possibilità di recupero in pazienti con lesioni neurologiche. I macachi erano i soggetti utilizzati per l’esperimento e avevano il semplice compito di allungare la mano per prendere delle arachidi. Casualmente, durante una pausa mentre la scimmia rimaneva immobile, un ricercatore portò la sua mano verso un’arachide, e sorprendentemente la registrazione dell’attività dei neuroni dell’animale era identica alla situazione in cui era la scimmia  stessa a prendere le arachidi.
Poi, furono eseguiti anche esperimenti sull’uomo confermando che alcuni neuroni (denominati “specchio”) in una specifica area del cervello chiamata “area premotoria” si attivano in egual modo  sia quando gli individui eseguono l’azione sia quando la vedono soltanto eseguire. Ciò condusse i ricercatori a formulare che quando un essere umano vede compiersi un’azione si attivano, nel suo cervello, i medesimi neuroni che entrano in  gioco quando è lui in prima persona a compiere quella stessa azione.

Le funzioni dei neuroni specchio

Erroneamente si potrebbe pensare che la principale funzione dei neuroni specchio è l’imitazione, ma invece, è la comprensione dello scopo delle azioni e delle intenzioni altrui. Imitare le azioni che osserviamo non equivale, ovviamente, al riprodurre pedissequamente ogni azione che vediamo, un’area del nostro cervello, infatti, modula il comportamento motorio, inibendo l’imitazione o invece attivandola.
E’ importane precisare che la comprensione per mezzo dei neuroni specchio non è l’unica forma di comprensione che abbiamo.
La “via” della razionalità è un altro modo per capire le intenzioni altrui. Per esempio se vediamo un cane mangiare si attivano i nostri neuroni specchio, perché anche noi possiamo mangiare con la bocca. Ma se sentiamo un cane abbaiare, questo movimento è estraneo al nostro vocabolario motorio e la comprensione dell’abbaiare rimane per noi un “capire” qualitativamente diverso, non corporeo, solo razionale.  Se l’azione compiuta non fa parte del vocabolario motorio dell’osservatore, non si ha attivazione di neuroni specchio e la comprensione  del movimento non diventa un’esperienza corporea. Da ciò si deduce che  la “conoscenza” attraverso i neuroni specchio è un qualcosa di molto raffinato perché, nascendo da una simulazione interna del movimento, risulta essere  immediata e simultanea a ciò che osserviamo.  Per questo possiamo capire con facilità le azioni degli altri: nel nostro cervello si accendono circuiti nervosi che richiamano analoghe azioni compiute da noi in passato. Ciò è di notevole importanza perché si è visto che il “sistema specchio” diventa attivo solo quando il soggetto osserva un comportamento che egli stesso ha posto in atto in precedenza. Ad esempio,  in un danzatore classico i neuroni specchio sono in funzione esclusivamente di fronte a una esibizione di danza classica, e non di fronte al ballo moderno, e viceversa.

Il processo imitativo

L’imitazione reciproca può essere considerata  un atto comunicativo inconsapevole che trasmette il desiderio di sincronizzare i movimenti, i corpi, le azioni, e che suscita un sentimento di intimità e gradimento inconsapevole nella persona imitata, in altre parole comunichiamo all’altro un senso di comunanza. Il processo imitativo, naturalmente, concerne  anche l’aspetto della volontà come ad esempio nell’apprendimento. Se vogliamo imparare a ballare  guardiamo con attenzione cosa fa il  maestro suddividendo i suoi movimenti in azioni  motorie elementari, già presenti nel nostro vocabolario motorio, e li assembliamo infine per ottenere il movimento più complesso che non conoscevamo e che, da quel momento, diventa parte del nostro repertorio.

Le emozioni

I ricercatori con i lori studi  hanno  dimostrato l’esistenza di un “meccanismo specchio” non solo per quanto riguarda l’osservazione del movimento, ma anche per quanto riguarda l’osservazione negli altri delle  emozioni e del dolore. Studiando sperimentalmente alcune emozioni primarie i risultati mostrano che quando vediamo negli altri una manifestazione di paura, dolore o di disgusto si attiva il medesimo substrato neuronale collegato alla percezione in prima persona dello stesso tipo di emozione. Più precisamente quando ad esempio  vediamo qualcuno che ha  paura, è terrorizzato i nostri neuroni specchio non  riproducono chiaramente la percezione della paura o del terrore, ma invece, riproducono chiaramente  la  percezione emotiva e viscerale della paura: il nostro cuore comincia a battere più forte, sudiamo, ci si accappona la pelle e i nostri muscoli si tendono, pronti alla fuga. Dunque, attraverso i neuroni specchio “sentiamo” dentro di noi, nel nostro corpo l’emozione dell’altro. E’ come se l’altro diventasse noi, come se l’esperienza dell’altro fosse la nostra esperienza. Quindi si potrebbe dire che i neuroni specchio sono la base neuro biologica di quel fenomeno che chiamiamo empatia. Chiaramente il comportamento successivo più o meno benevolo (per esempio l’offrire o meno aiuto) non dipende più dai neuroni specchio. La capacità di rispondere del “sistema specchio emotivo”  è diversa da individuo a individuo. Generalmente, negli uomini è inferiore rispetto alle donne, ed è sempre più alta quando siamo molto legati alla persona sofferente che osserviamo.
Gli attori, ad esempio,  hanno quasi sempre un’alta attivazione dei neuroni specchio.

La presenza dei neuroni specchio nei bambini:

Dimostrazioni della attività di sistemi specchio nel bambino sono fornite dall’ elettroencefalografia (EEG). Le più precoci riguardano bambini di 4-6 mesi. A questa età è stata rilevato un identico aumento dell’attività elettrica cerebrale sia quando il lattante manipola che quando vede manipolare un oggetto. Da molti studi si ipotizza che  il bambino fin dalla nascita riconosca le emozioni di chi lo accudisce attraverso i neuroni specchio riproducendole nella sua mente e risuonando quindi con esse. I neuroni specchio chiariscono anche la precocità di alcuni atteggiamenti di empatia di bambini molto piccoli di 1 o 2 anni che, vedendo un altro bambino che si è fatto male a un dito, si succhiano il proprio dito equivalente.

 

Sarà accaduto a tutti noi, almeno una volta,  di utilizzare inconsapevolmente  i nostri neuroni specchio per interagire con i bambini, ad esempio quando imitiamo o sottolineiamo le sue espressioni in modo spontaneo e istintivo. Il “sistema specchio”, infatti, ci permette quando si osserviamo i bambini, di simulare internamente le emozioni di quest’ultimo (disagio, paura, stress, sofferenza, solitudine, angoscia, ma anche interesse, gioia, entusiasmo ecc) e di viverle nel nostro corpo e di comprenderle. E’ ovvio che  tale fenomeno di comprensione risulta essere di primaria importanza nella mamma con il suo bambino, perché la capacità materna di riconoscere le emozioni del figlio e di rispondervi simmetricamente è fondamentale non solo per la sopravvivenza del bambino ma anche per il suo sviluppo mentale.

Spesso molte mamme hanno delle difficoltà ad entrare in contatto col proprio bambino, più precisamente  a  cogliere la vita emotiva di quest’ultimo. Ad esempio Incontriamo molte madri che considerano la fame come unica causa del pianto del figlio, altre che di fronte a un bambino di 1 mese che piange pensano che siano “capricci” o “vizi” o pianti manipolatori (per ottenere di essere presi in braccio). In certi casi  sarebbe sufficiente incoraggiare la madre a fidarsi dei suoi neuroni specchio, di ciò che vede, osserva e percepisce di suo figlio. Essere in grado di guardare un bambino per come è, senza attribuirgli qualità o emozioni che appartengono alla madre è senza dubbio una conquista. Se pensiamo a come  i desideri nei confronti dei figli influenzano ciò che ci si aspetta da loro, possiamo capire quanto sia difficile questa operazione. Il modo in cui gli adulti osservano i bambini, infatti, è profondamente influenzato dalle loro interpretazioni personali e dai loro bisogni.

Il meccanismo di condivisione emotiva si espande nel corso della vita, dunque verosimilmente anche i neuroni specchio emotivi si rinforzano nel ripetersi di esperienze coinvolgenti. Sembra, infatti, che l’abitudine a mettere in atto dei nuovi processi neurali consenta alle  nostre cellule di apprendere e di reagire agli eventi in un modo nuovo, come ad esempio imparare ad essere empatici quando il contesto lo richiede. In altre parole il pensiero empatico e quindi, l’attività dei nostri neuroni-specchio, è un’abilità che può essere allenata, oppure può essere lasciata silente.

Neuroni specchio e autismo

Molti studi indicano che  la comprensione del linguaggio faccia riferimento, in parte, ai neuroni specchio. Infatti, comprendere una frase che esprime un’azione attiva con molte probabilità gli stessi circuiti motori coinvolti durante l’effettiva esecuzione di quell’azione.
Per quanto riguarda alcune forme di autismo (sindrome di asperger) la scoperta dei neuroni specchio potrebbe dare, almeno in parte, una  risposta a questa patologia.
Gli studi  finora condotti porterebbero a ipotizzare  una carente attività di questo tipo di neuroni nei bambini autistici. Sebene  per ora questa sia solo un ipotesi, essa potrebbe aiutare a comprendere perché le persone autistiche non riescono ad entrare in relazione con il mondo che li circonda,  non  comprendono il significato dei gesti e delle azioni altrui. E’ assai probabile che non riescano a decifrare  neanche le più comuni emozioni espresse dal volto e dagli atteggiamenti di coloro che li circondano: quello che per tutti è un sorriso, per loro potrebbe essere una semplice smorfia.

Conclusioni

V.S. Ramachandran un famoso neurologo di origine indiana, scrisse che i neuroni specchio avrebbero fatto per la psicologia, quello che la scoperta del DNA ha fatto per la biologia.
Molti psicologi, psichiatri, filosofi e altri  hanno cercato per molto tempo di trovare un’accesso alla comprensione alla mente altrui. La risposta più comune e sempre stata per analogia cioè se sento dolore fisico grido, dunque se vedo uno che suda o grida capisco per analogia cosa prova. Tutto ciò, però, concerne  un processo mentale deduttivo (dal particolare al generale), dove il “condividere” è totalmente assente, in tal senso la percezione delle emozioni altrui  è essenzialmente centrata su processi razionali e cognitivi.
La scoperta nei neuroni specchio, invece, ha rivoluzionato le  concezioni riguardanti il modo di operare della nostra mente. Infatti il “sistema specchio” proiettando  gli altri dentro di noi  è come se coprisse il divario tra se e altro. In altre parole è come se la nostra struttura  biologica ci “costringesse” all’empatia  legandoci al prossimo.
L’intersoggettività, in un certo qual modo, costituisce le fondamenta degli esseri umani, in cui la reciprocità ne scandisce l’esistenza.
Tutto ciò apre molte riflessioni attorno ai legami tra esseri umani, e a come  sia sempre più improbabile  concepire un io senza legami, senza dipendenze, in altre parole senza un noi!

A cura della Dott.ssa Raffella Grassi

Bibliografia:

  • Giacomo Rizzolatti - Corrado Sinigaglia, So quel che fai, Raffaello Cortina, Milano, 2006
  • Giacomo Rizzolatti - Lisa Vozza, Nella mente degli altri. Neuroni specchio e comportamento sociale, Zanichelli, Bologna, 2007
  • Mario Iacobozzi, I neuroni specchio. Come capiamo ciò che fanno gli altri, Bollati Boringhieri, Torino, 2008

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